L’Alaska è il viaggio perfetto per sperimentare tantissime attività a stretto contatto con la natura. Dal campeggio al rafting, dall’avvistamento di orsi ai tour sui ghiacciai, le attività da fare sono davvero infinite: valgono tutte il viaggio e, soprattutto, i costi!
In questa guida ho raccolto le escursioni un po’ più particolari che si possono fare in Alaska, basate sulla mia esperienza personale e sulle informazioni che ho raccolto durante il mio viaggio. Le ho divise per tipologie, con tutti i dettagli pratici, i prezzi e le curiosità che servono per pianificare e capire al meglio cosa fare.

Il volo per l’avvistamento degli orsi (Katmai o Lake Clark)
L’Alaska è uno dei pochi posti al mondo in cui convivono tre specie diverse di orsi: l’orso nero, l’orso bruno (grizzly) e l’orso polare. Si stima che nello Stato vivano oltre 100.000 orsi, il che significa che l’incontro con uno di questi giganti è un’eventualità tutt’altro che rara durante un road trip.
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L’orso nero: È il più piccolo e il più comune (ce ne sono circa 40.000-50.000). Il colore del pelo può variare dal nero pece al marrone cannella, fino a sfumature bluastre (l’orso glaciale). Ha le orecchie grandi e appuntite, un profilo del muso dritto e non ha la gobba sulla schiena. Ama le foreste ed è un abile arrampicatore sugli alberi.

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L’orso bruno / grizzly: È decisamente più grande. In Alaska si tende a chiamare Grizzly l’orso che vive nell’interno (più piccolo e aggressivo per la scarsità di cibo) e Orso Bruno quello che vive sulle coste meridionali (molto più grande grazie alla dieta a base di salmoni). Ha una vistosa gobba di muscoli sulle spalle, le orecchie corte e arrotondate e un profilo del muso “schiacciato”. I maschi costieri possono superare i 400-500 kg di peso.

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L’orso polare: Vive esclusivamente nelle regioni artiche dell’estremo nord e lungo le coste del mare di Beaufort e Chukchi. È il predatore terrestre più grande del pianeta. Non lo incontrerai mai durante un classico itinerario di 10-14 giorni nel sud-ovest o nell’interno, poiché richiede spedizioni dedicate nei villaggi artici come Utqiaġvik (Kaktovik).
Dall’inizio dell’estate fino all’autunno, gli orsi entrano in una fase biologica chiamata iperfagia: un bisogno compulsivo di mangiare per accumulare grasso in vista del letargo invernale (durante il quale possono perdere fino al 40% del loro peso).
Nelle zone costiere, questo coincide con la miracolosa risalita dei salmoni dall’oceano ai fiumi. Un grande orso bruno può mangiare fino a 30-40 salmoni al giorno. Nel momento di massimo picco (fine estate), gli orsi diventano così selettivi da mangiare solo le parti più grasse del pesce (la pelle, il cervello e le uova), lasciando il resto a gabbiani e volpi.

L’Alaska è il posto perfetto per fare un’escursione per avvistare gli orsi e i due luoghi dove c’è la maggiore concentrazione sono il Katmai National Park e il Lake Clark National Park. Il periodo migliore va da giugno a settembre.
Katmai National Park: Le Brooks Falls
Il Katmai National Park è famoso nel mondo per un luogo specifico: le Brooks Falls. È la culla dell’immaginario collettivo sull’Alaska. Qui gli orsi si radunano in massa (anche 30-40 contemporaneamente) in un unico punto del fiume, dove le cascate creano una barriera naturale che costringe i salmoni a saltare per risalire la corrente. Gli orsi dominanti si appostano proprio sul ciglio della cascata per afferrare i salmoni al volo con le fauci, mentre i più giovani aspettano a valle.
È un’osservazione molto strutturata. Ci si arriva con l’aereo, ci si muove esclusivamente su passerelle di legno sopraelevate che portano a delle piattaforme panoramiche proprio davanti alle cascate, dove ci si può rimanere per circa 20/30 minuti e l’ambiente è molto controllato dai ranger.
Scegli il tour alle Brooks Falls se vuoi essere sicuro di vedere gli orsi e scattare foto da National Geographic. Il costo per questa esperienza è intorno ai 1.300$ a testa: le escursioni, che prevedono di spostarsi in aereo, partono sia da Homer che da Anchorage.
Lake Clark National Park
Il Lake Clark National Park offre un’esperienza opposta, meno focalizzata su una singola cascata e più distribuita lungo la costa (in particolare nella zona di Silver Salmon Creek o Chinitna Bay).

A Lake Clark, uno dei parchi meno frequentati negli USA in quanto vi si accede solo in aereo o in barca, gli orsi si muovono in scenari più vari. All’inizio dell’estate (giugno) pascolano nelle immense praterie di carice (un’erba ricca di proteine), a luglio e agosto cacciano i salmoni nei fiumi trasparenti e, nei momenti di bassa marea, scendono sulle spiagge oceaniche a scavare per cercare le vongole.

Qui non ci sono passerelle o barriere. Si atterra con i bush planes direttamente sulla spiaggia o su piste sterrate e ci si sposta a piedi, accompagnati dal pilota. Ci si trova a camminare nella tundra o sulla sabbia a breve distanza dagli orsi, che ti ignoreranno completamente perché impegnati a mangiare.

La mia esperienza: ho scelto questa escursione partendo da Anchorage con la Alaska Air Service, per un prezzo di 1.100$ a testa. È stata una delle esperienze più belle della mia vita. Ho scelto questo tour perché cercavo un incontro casuale con gli orsi: non mi interessava vederne tanti o fare la foto perfetta, mi interessava la possibilità di vederli nel loro habitat naturale. Ne abbiamo visti diversi da lontano e poi, la natura ci ha fatto un regalo stupendo: davanti a noi, una splendida mamma con 3 cuccioli. Se volete vedere questi luoghi per capire meglio, vi consiglio il documentario Bears su Disney Plus.

Escursione sul Knik Glacier (In idrovolante o elicottero)
Il Knik Glacier, situato sul versante settentrionale dei Monti Chugach, è uno dei ghiacciai più imponenti dell’Alaska meridionale, situato a breve distanza da Anchorage (80km) ma totalmente inaccessibile in auto (volendo, è possibile quando si prenota l’escursione, prenotare anche il servizio navetta direttamente da Anchorage ma se avete l’auto vi consiglio di arrivare direttemente la in macchina). Ha delle dimensioni monumentali: è uno dei ghiacciai più grandi dell’Alaska centro-meridionale, lungo oltre 40 chilometri (25 miglia) e largo ben 8 chilometri (5 miglia) nel suo punto massimo. Il suo fronte glaciale si tuffa in un lago costellato di iceberg con pareti verticali di ghiaccio spesse fino a 120 metri (400 piedi).

Il nome “Knik” deriva dalla parola nativa Inupiaq “igniq”, che significa letteralmente fuoco. Può sembrare assurdo dare il nome del fuoco a un fiume di ghiaccio, ma riflette l’antico legame dei popoli nativi con la valle. Un’altra interpretazione linguistica della tribù Dena’ina traduce il termine Knik River come “fiume dei cespugli”.
Per vedere questo ghiacciaio incredibile, si può partire direttamente da Achorage con un volo panoramico (la Air Alaska Service li organizza),oppure fare un’esperienza incredibile con Alaska Helicopter Tours. In macchina si raggiunge l’Alaska Glacier Lodge (nella Knik River Valley, a circa 45-50 minuti di auto a nord di Anchorage): da qui partono i tour in elicottero.

Ce ne sono di diversi tipi: il Knik Glacier Laning (1 ora da 480$ a testa), con volo panoramico e atterraggio sul ghiacciaio, il Gran Knik Experience (2 ore da 700$ a testa), che oltre al volo e all’atterraggio prevede di raggiungere un altro punto panoramico, il Glacier Paddleboarding (costi intorno ai 1.200$ a testa): ti portano l’attrezzatura in elicottero e fai Stand Up Paddleboard direttamente dentro le enormi piscine azzurre neon sopra il ghiacciaio.

Noi abbiamo scelto la prima opzione ed è stata un’esperienza davvero unica: si decolla e si entra nella Great Gorge, per poi sorvolare il Lake George, formato dallo scioglimento del ghiacciaio.. La vista è surreale, il ghiacciaio è infinito e i crepacci sono stupendi.. In primavera e in estate, la superficie del Knik si riempie di moulin (pozzi glaciali) e di pozze di fusione di un azzurro neon intenso, quasi caraibico. Il pilota è poi atterrato sul ghiacciaio, ci ha messo i ramponi e abbiamo fatto due passi e io ho avuto la sensazione di essere atterrata non su un ghiacciaio in Alaska ma su un altro pianeta. Infatti, ha una bellezza così aliena e drammatica da aver attirato i registi di Hollywood. È stato lo scenario principale per le riprese del film Star Trek VI: Rotta verso l’ignoto (1991). Il ghiacciaio ha fatto da controfigura a Rura Penthe, il famigerato e gelido pianeta-prigione dei Klingon.
Una curiosità: fino al 1967, il Knik Glacier era il protagonista di un fenomeno geologico spaventoso e affascinante chiamato jökulhlaup (un’inondazione da collasso di diga glaciale).
Durante l’inverno, l’avanzata del ghiacciaio creava una diga naturale bloccando l’acqua del vicino Lake George. In estate, il lago si gonfiava a dismisura fino a quando l’acqua non rompeva la diga di ghiaccio, liberando un’ondata di acqua, detriti e iceberg che travolgeva la valle del fiume sradicando ponti e strade. I primi coloni e pionieri della zona ci avevano preso gusto e avevano istituito una vera e propria lotteria annuale: scommettevano soldi indovinando il giorno e l’ora esatta in cui la diga di ghiaccio sarebbe esplosa. Dal 1967, a causa del ritiro del ghiacciaio, la diga non si forma più e le inondazioni sono cessate.

Seward: Esplorare il Kenai Fjords National Park
LA CROCIERA NEI FIORDI
È l’attività must do a Seward. I tour in barca variano dalle 4 alle 8 ore (scegli quella da almeno 6 ore per spingerti più a fondo nel parco).
Il Kenai Fjords National Park è uno dei luoghi più spettacolari, dinamici e selvaggi di tutta l’Alaska. Istituito nel 1980 per proteggere l’ambiente glaciale della Penisola di Kenai, il parco si estende su oltre 2.700 chilometri quadrati e racchiude un paesaggio primordiale dove le montagne, il ghiaccio e l’Oceano Pacifico si scontrano.

La navigazione si svolge all’interno di fiordi preistorici scavati dall’Harding Icefield. È uno dei quattro campi di ghiaccio rimasti negli Stati Uniti e copre da solo oltre 1.800 chilometri quadrati. Da quisi originano ben 40 ghiacciai diversi. Il movimento lento ma inarrestabile di questi giganti verso il mare ha scavato nel corso dei millenni profonde valli. Quando la temperatura globale è aumentata e i ghiacciai si sono ritirati, l’oceano ha riempito quelle valli, creando i maestosi e profondi fiordi che danno il nome al parco.

Molti dei ghiacciai del parco terminano la loro corsa direttamente nelle acque dell’oceano (vengono definiti ghiacciai tidewater, come l’Aialik Glacier o l’Holgate Glacier). All’improvviso, con un rumore che ricorda un colpo di cannone, tonnellate di ghiaccio si staccano dalla parete verticale e collassano in mare. L’impatto crea onde improvvise e rilascia nell’acqua una miriade di iceberg galleggianti chiamati growlers (per via del suono che fanno quando l’aria intrappolata nel ghiaccio millenario si libera sciogliendosi nell’acqua salata).

E’ un santuario ecologico per la fauna marina: le acque fredde dei fiordi sono costantemente rimescolate dalle correnti oceaniche e dai fiumi glaciali. Questo processo porta in superficie una quantità enorme di nutrienti e plancton, creando una catena alimentare ricchissima. Durante la navigazione, il Kenai Fjords si rivela un vero e proprio safari acquatico: le megattere scelgono queste acque protette per nutrirsi durante l’estate prima di migrare verso le Hawaii in inverno. È altrettanto comune avvistare branchi di orche (killer whales) residenti e transitorie che cacciano nei fiordi. Qui vivono anche i leoni marini di Steller e i puffin, ma anche le orche. Vi lascio qualche foto che ho fatto!






Le escursioni in barca più popolari (con costi intorno ai 200$ a persona) sono organizzate giornalmente da Major Marine Tours e dalla Kenai Fjords Tours, che propongono diversi tour: il più breve dura 4 ore e si concentra nella Ressuruction Bay, vicino a Seward, mentre il tour che permette di raggiungere un tide glacier dura 6 ore e permette di avvistare molti animali (va la consiglio). Ci sono poi altri tour, di durata più lunga e anche possibilità di fare tour con gommoni o barche più piccole.

EXIT GLACIER
Altra escursione da non perdere a Seward è il trekking all’Exit Glacier: è l’unica parte del Kenai Fjords National Park accessibile via terra (tramite la Exit Glacier Road, a soli 20 minuti da Seward). Deve il suo nome iconico (“Ghiacciaio dell’Uscita”) alla spedizione storica del 1968: fu utilizzato come via d’uscita dai primi esploratori che riuscirono a completare la prima traversata a piedi dell’immenso Harding Icefield.

L’area dell’Exit Glacier è servita da una rete di sentieri perfettamente segnalati che partono dal Nature Center. A seconda del livello di allenamento, puoi scegliere tra queste tre opzioni:
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Glacier View Loop Trail (Facile – 1,6 km): Un sentiero ad anello quasi interamente pianegante e accessibile a tutti, che attraversa la foresta pluviale e conduce a un punto panoramico con una splendida vista frontale sul ghiacciaio che scende dalla montagna.
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Glacier Overlook Trail (Moderato – 1 km in più): Continuando dal loop principale, il sentiero inizia a salire leggermente su terreno roccioso fino a raggiungere il Glacier Overlook. Da qui ti affaccerai direttamente sulla valle scavata dal ghiaccio, trovandoti vicinissimo al massiccio fronte azzurro dell’Exit Glacier.
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Harding Icefield Trail (Difficile – 13 km A/R): L’escursione leggendaria dell’Alaska. Una salita verticale e faticosa (circa 1.000 metri di dislivello, calcola dalle 6 alle 8 ore totali) che ti porta sopra la linea degli alberi, tra prati alpini e rocce, fino a sbucare sul bordo dell’Harding Icefield. Trovarsi davanti a quel deserto bianco infinito che risale all’era glaciale è un’esperienza che lascia senza fiato.

L’Exit Glacier è uno dei ghiacciai più monitorati e studiati del pianeta perché è un indicatore visivo impressionante del riscaldamento globale. Camminando lungo il sentiero noterai dei paletti di legno piantati nel terreno con delle date impresse (1926, 1951, 1990, 2010…). Quei cartelli indicano il punto esatto in cui arrivava il fronte del ghiaccio in quel preciso anno. Vedere quanto spazio vuoto (oggi occupato da roccia nuda e vegetazione pioniera) separa il cartello del 2010 dalla posizione attuale del ghiacciaio fa un effetto impressionante e offre una lezione di ecologia dal vivo che nessun libro può eguagliare (puoi fare un’esperienza simile in Europa a Chamonix, te ne parlo qui). Negli ultimi anni, il ghiacciaio ha subito ritiri record di decine di metri all’anno.

Whittier e il Prince William Sound
A breve distanza da Anchorage, infilandosi in un tunnel ferroviario/stradale a corsia unica scavato nella roccia, si raggiunge la spettrale e affascinante cittadina di Whittier. Situata sulla testa del Passage Canal, nel Prince William Sound, Whittier è senza dubbio una delle città più bizzarre e affascinanti di tutta l’Alaska. Nata in totale segreto durante la Seconda Guerra Mondiale come base militare strategica dell’esercito americano (grazie al suo porto in acque profonde che non ghiacciano mai), oggi Whittier è famosa nel mondo per una caratteristica unica: quasi tutti i suoi circa 250 abitanti vivono all’interno dello stesso, identico edificio, le Begich Towers.

La Crociera dei 26 Ghiacciai (26 Glacier Cruise)
Da Whittier partono le crociere per il Prince William Sound, uno specchio d’acqua riparato dal mare aperto, il che significa che l’acqua è calma come quella di un lago (ideale se soffri di mal di mare). È uno dei tesori marini più selvaggi e spettacolari dell’Alaska. Questo immenso specchio d’acqua si estende an est della Penisola di Kenai ed è racchiuso dall’abbraccio monumentale dei Monti Chugach, le montagne costiere più alte del mondo, perennemente coperte di neve e ghiaccio.

Il Prince William Sound ospita la più alta concentrazione di ghiacciai tidewater di tutto il Nord America. È un vero e proprio labirinto di ghiaccio: qui la densità di ghiaccio è impressionante. Navigando nei fiordi del Sound (come il College Fjord o la Blackstone Bay), la barca si ritroverà letteralmente a zigzagare in un labirinto di iceberg galleggianti di ogni forma e dimensione. Alcuni sono grandi come palazzi, altri hanno sfumature di un azzurro così denso e cristallino da sembrare finti.

Una delle zone più famose del Sound è il College Fjord, scoperto nel 1899 durante la storica spedizione Harriman. Gli scienziati a bordo decisero di battezzare i ghiacciai con i nomi delle più prestigiose università della costa est degli Stati Uniti (Amherst, Wellesley, Vassar, Yale, Harvard…). La curiosità? Leggenda vuole che abbiano scelto i nomi apposta per scatenare una rivalità accademica: il ghiacciaio Harvard è monumentale e gigantesco, mentre il ghiacciaio Yale è decisamente più piccolo e in fase di ritiro!

La compagnia che organizza questi tour è la Phillips Cruises & Tours, che offre due opzioni principali:
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Glacier Quest Tour: dura 5 ore e costa 169$ a testa.
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26 Glaciers Cruise: dura circa 5 ore e mezza e costa 219$, ma vi porta fino al College Fjord, dove ci sono tantissimi ghiacciai, e si fermerà vicinissima all’Harvard Glacier.
Per me è stata una delle escursioni più belle del viaggio, complice anche il brutto tempo che in realtà ha reso surreale e ai confini del mondo questo luogo incredibile.
Nota logistica: In fase di prenotazione, la compagnia suggerisce l’orario esatto in cui attraversare il tunnel, che è aperto ad orari precisi a corsie alterne. Viene anche servito il pasto caldo a bordo.

Matanuska Glacier (L’emozione del trekking)
Se vuoi provare l’esperienza di camminare su un ghiacciaio ma non hai il budget per un volo in elicottero, il Matanuska Glacier (lungo la Glenn Highway) è la tua risposta.
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Come funziona: È il ghiacciaio accessibile in auto più grande degli Stati Uniti. L’accesso è privato, quindi è obbligatorio affidarsi a una guida locale. Ti verranno forniti ramponi e caschetto e in pochi minuti a piedi ti ritroverai a camminare sopra un gigante di ghiaccio lungo 43 km. È un’escursione adatta a tutti, ma dal valore fotografico immenso.
L’unica agenzia storica ufficiale che gestisce l’accesso e organizza le escursioni guidate sul ghiaccio è Matanuska Glacier Park (conosciuta anche come Matanuska Glacier Tours), situata al Mile 102.
Se, come noi, preferisci baippasare questa esperienza, potrai godertelo dalla stada e dal Matanuska Glacier State Recreation Site (Mile 101).

Escursione al Circolo Polare Artico in giornata
Da Fairbanks partono i tour che percorrono la mitica e polverosa Dalton Highway (la celebre strada dei camionisti del ghiaccio). Costruita nel 1974 in soli 5 mesi per supportare la costruzione del monumentale oleodotto Trans-Alaska, è una lunghissima striscia di 666 chilometri di fango, ghiaia e asfalto rovinato che collega la cittadina di Livengood (a nord di Fairbanks) fino a Deadhorse, l’insediamento industriale affacciato sul Mar Glaciale Artico a Prudhoe Bay. È considerata una delle strade più pericolose e isolate del pianeta, resa celebre in tutto il mondo dal programma televisivo “Gli eroi del ghiaccio” (Ice Road Truckers).

In media, ogni giorno la percorrono circa 150-250 enormi camion autoarticolati carichi di rifornimenti per i pozzi petroliferi del nord. I turisti coraggiosi che decidono di avventurarsi qui sono pochissimi. Si stima che durante i mesi estivi (l’unico periodo sensato per i non professionisti) il flusso turistico si aggiri intorno a una cinquantina di veicoli al giorno (tra auto private, van delle agenzie e moto da cross). La stragrande maggioranza dei visitatori si ferma al cartello del Circolo Polare Artico (Mile 115) tornando indietro a Fairbanks. Meno di un decimo si spinge fino a Deadhorse.

Il problema del noleggio auto e il tour guidato
Il 95% delle compagnie di autonoleggio tradizionali ad Anchorage e Fairbanks vieta tassativamente di guidare le proprie auto sulla Dalton Highway. I sassi sollevati dai camion spaccano parabrezza continuamente e le forature sono all’ordine del giorno. Chi vuole guidare qui da solo deve noleggiare veicoli 4×4 appositamente preparati da agenzie locali specializzate (come GoNorth o Arctic Outfitters), pagando tariffe molto più alte.
Noi ci siamo affidati alla Northern Alaska Tour Company, per un costo di 300$ a testa e ben 16 ore di viaggio!
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Si parte da Fairbanks la mattina presto a bordo di van o minibus da 15 posti appositamente rinforzati e guidati da autisti professionisti che comunicano via radio CB con i camionisti.
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Si attraversa l’imponente fiume Yukon (l’unico ponte stradale dello Stato che lo scavalca è qui) e ci si ferma a vedere da vicino i tubi dell’oleodotto Trans-Alaska che corre parallelo alla strada.
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Il culmine del viaggio è l’arrivo al Mile 115, dove sorge il cartello ufficiale. Qui si si riceve un certificato ufficiale che attesta l’attraversamento del parallelo 66°33′N.

È un viaggio unico. Di fatto qui non c’è “niente”, solo il 2% dei visitatori percorre questa strada perché non ci sono attrazioni preconfezionate, ci sono “solo” km e km di fango e polvere. Nel 2026 non ci si può considerare esploratori in senso stretto (paradossalmente questa strada è percorsa quotidianamente dai camionisti), ma luoghi come questo ti permettono di vivere un’esperienza “presente”, dove non conta quello che vai a vedere o il poter dire “io lì ci sono stato”, ma conta vivere l’istante in cui ti fermi, ascolti il silenzio profondo che ti circonda e capisci che ne è valsa la pena solo per te.

Ultima curiosità: Questa compagnia organizza anche tour più lunghi combinati; è possibile prendere l’aereo per tornare in volo ed evitare il bus, andare solo in aereo oppure dormire a Coldfoot o in altri avamposti ancora più a nord.

Talkeetna e il Denali National Park
Per il Denali ho scritto una guida apposita con tutto quello da fare e da vedere che trovi nel link qui sotto, dai trekking all’interno del parco ai favolosi flightseeing con atterraggio sul ghiacciaio, fino alla visita dei centri dei cani da slitta storici.
👉 [Leggi qui la mia Guida Completa al Denali National Park]

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