I sacrifici inca: la storia di Juanita, la “fanciulla dei ghiacci”

I sacrifici inca: la storia di Juanita, la “fanciulla dei ghiacci”

Nel centro storico della città di Arequipa si trova il Museo Santuarios Andinos: questo piccolo museo raccoglie preziosi reperti archeologici ma i visitatori si recano qui sopratutto per “Juanita”, una bambina inca vissuta 500 anni fa, il cui corpo mummificato è conservato in una sala del museo in una piccola teca refrigerata.
Juanita è una bambina inca di 12-13 anni che venne offerta in sacrificio agli dei e grazie agli oggetti ritrovati nella sua tomba, gli studiosi hanno ricostruito la sua storia; una storia di sofferenza, sacrificio e devozione.

 

Negli anni ’90, durante una spedizione sul Monte Ampato, lo scalatore peruviano M. Zarate trovò alcuni oggetti e resti di bende che lo spinsero a cercare un’antica tomba inca.
Tornato ad Arequipa riuscì a convincere l’archeologo americano J. Reinhard a salire sull’alta montagna con lui.
I due archeologi incominciarono a cercare fino a quando, facendo rotolare a valle alcuni massi, trovarono un piccolo fagotto con all’interno una mummia: questa, grazie alle bassissime temperature, si era perfettamente conservata.
Impiegarono parecchi giorni per portare la salma al villaggio di Cabanaconde, a valle. Qui, grazie ad un congelatore, trasportarono la mummia ad Arequipa.

 

 [ L’archeologo J. Reinhard con il fagotti della mummia Juanita ]

 

Gli inca erano molto devoti ai loro dei e pensavano che questi comunicassero con loro attraverso fenomeni naturali. Alcuni di questi fenomeni erano considerati di buon auspicio come la pioggia, che permetteva la coltivazione di cereali e ortaggi; altri invece, ad esempio i fulmini e le eruzioni vulcaniche, venivano interpretati come manifestazioni d’ira e in questi casi si facevano i sacrifici. In genere venivano offerti i lama ma quando questo non bastava a placare l’ira degli dei, si utilizzava il sacrificio umano di bambini, considerati “creature pure”.

 

La piccola Juanita venne scelta durante una lunga cerimonia presieduta da tutti i sacerdoti. Successivamente intraprese il lungo viaggio fino alla cima del Monte Ampato (6310 m slm). I bambini venivano sacrificati in luoghi simbolici, generalmente sulla cima di alte montagne o vulcani, considerati luoghi vicini al cielo e quindi alle divinità.
Il viaggio durò parecchi giorni: nonostante il vento gelido e le basse temperature, Juanita affrontò l’impervia ascesa indossando solo un piccolo mantello sulle spalle. Il sentiero era scosceso e la montagna coperta da neve e ghiaccio: Juanita aveva solo dei miseri sandali.
I sacerdoti che la accompagnarono, durante l’ascesa rivolgevano preghiere agli dei. Una volta arrivati in cima vestirono Juanita con abiti sontuosi, gioielli e collane e prepararono il luogo della sua sepoltura.
Mentre i sacerdoti preparavano il sacrificio, Juanita era immobile, nell’attesa della sua morte. Dopo averle fatto bere la chicha, bevanda sacra agli dei, la uccisero con un colpo alla testa.

 

 [ La mummia di Juanita ]

 

I bambini scelti per il sacrificio sapevano di essere sacrificati per il bene dell’intero popolo: era un onore e non dovevano avere paura di morire perché sarebbero diventati anche loro degli dei. Anche se Juanita era consapevole del suo destino, soffrì molto.
L’archeologo J. Reinhard ha più volte raccontato di come sia stata difficile la loro spedizione nonostante utilizzassero moderne attrezzature; ha sottolineato come Juanita dovette affrontare il lungo viaggio al freddo e faticando molto.
La storia di Juanita è quella di tanti altri bambini destinati al sacrificio: la sua mummia, conservata in questo piccolo museo di Arequipa, si è conservata per più di 500 anni per testimoniare una parte importante della storia dell’impero inca.

 

Informazioni utili sul Museo

Il Museo Santuarios Andinos di Arequipa è stato appositamente creato per ospitare la mummia Juanita: questa deve essere conservata in una teca refrigerata a temperature molto basse. Il Museo si trova nel centro di Arequipa e può essere visitato con delle guide che parlano inglese, spagnolo e francese. Prima di raggiungere la mummia si guarda un filmato in cui viene raccontata la spedizione dei due archeologi Zarate e Reinhard sul Monte Ampato e le operazioni di recupero della mummia. Successivamente si accede nella sala adiacente dove sono esposti numerosi reperti rinvenuti nelle tombe di questi bambini: gioielli, ornamenti e oggetti di tutti i giorni. Nell’ultima stanza, quasi completamente buia, si trova la mummia della bambina Juanita.
Il Museo è aperto tutti i giorni è il biglietto di ingresso costa 20S (il prezzo include la visita la guidata).

 

 

 
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