Con i suoi paesaggi da cartolina, a tratti surreali per i suoi colori intensi e avvolgenti, e i suoi contrasti, dovuti alle diverse dominazioni, la Namibia è una vera sorpresa, un viaggio alla scoperta di un’Africa inaspettata.
La Namibia è terra di paesaggi mozzafiato ma anche crogiuolo di popoli. E tappa dopo tappa, un viaggio in Namibia non è solo un susseguirsi di luoghi d’interesse e mete turistiche ma è un viaggio nella storia di diverse culture, a volte molto distanti tra loro. Questo viaggio inizia dalla capitale Windohek, prosegue verso l’antico deserto del Namib e si conclude nel nord del paese, attraversando deserti, costeggiando l’oceano e addentrandosi nell’immenso parco dell’Etosha. Sia che tu parta in autonomia o con un tour organizzato, un viaggio in Namibia va pianificato per tempo e in questo articolo ti condivido il mio itinerario, per farti una idea di cosa fare e vedere e le informazioni che mi sono state utili.
Di seguito trovi il mio itinerario di 13 giorni: per le informazioni pratiche su come organizzare un viaggio in Namibia, trovi un articolo completo che ho già scritto qui: tips per organizzare un viaggio in Namibia.

Giorno 1: Windhoek, la capitale che non ti aspetti
Tutti i voli internazionali atterrano all’aeroporto della capitale di Windhoek, l’Hosea Kutako International Airport. Windhoek si trova nella parte centrale del paese e la maggior parte della popolazione della Namibia abita proprio nella capitale (circa 400.000 persone). Una curiosità: la Namibia è uno dei paesi meno densamente popolati al mondo, con solo 4 abitanti per km quadrato!
Una volta atterrati a Windhoek, ci si rende conto che non è la classica capitale africana: tra le sue strade si percepisce una forte impronta tedesca, dovuta al fatto che, tra la fine del 1800 e i primi del Novecento, la Namibia era il centro amministrativo dell’Africa Tedesca del Sud Ovest. È molto frequente imbattersi in edifici dallo stile europeo, scuole di tedesco e incontrare gli Afrikaans, ovvero i discendenti dei coloni tedeschi che vivono qui, biondi con gli occhi azzurri, e che parlano l’afrikaans, una lingua germanica occidentale, con influenze africane e inglesi, parlata qui e in Sud Africa.
Ma cosa vedere a Windhoek e quanto fermarsi? In realtà basta una mezza giornata per visitare il centro, che si sviluppa intorno all’Independence Avenue: qui si trova uno dei monumenti simbolo della città, la Christuskirche, la famosa chiesa luterana del 1907 e poco distante, in forte contrasto con la dominazione tedesca, si trova il palazzo dell’Independence Memorial Museum, con all’esterno la statua di Sam Nujoma, primo presidente della Namibia e attivista rivoluzionario, e quella in memoria del genocidio compiuto dai tedeschi nel primo decennio del 1900 verso il popolo Herero. Poco sopra, si trova il Tintenpalast, il palazzo del governo con di fronte un bellissimo giardino , noto come il giardino del parlamento, dove si trovano le statue di Hosea Kutako ed Hendrik Witboo, simbolo di indipendenza. Infine, in una trasversale dell’Independence Av, in via Post St Mall, si trova il Meteoriten, un piccolo spazio esterno dove sono esposti dei meteoriti che sono stati trovati in Namibia. Suggerisco di alloggiare all’Avani Hotel, che si trova proprio sull’Independence Avenue e permette di raggiungere questi luoghi a piedi.

Giorno 2: trasferimento verso il DESERTO DEL NAMIB
Bisogna percorrere 634km per raggiungere uno dei luoghi più iconici della Namibia e dell’Africa intera: 364km su strade sterrate senza incontrare nessuno, con un tempo di percorrenza di 5/6 ore. Di buon’ora ci si sveglia e si parte in direzione sud ovest, verso il deserto del Namib. Si inizia percorrendo la c26, strada ancora asfaltata, fino a Gollschau, dove si prende la D1265: da qui in poi, lo sterrato farà da padrone e il paesaggio diventa arido, attraversando la zona delle Naukluft Mountains, e per circa 200 km non si incontra né un villaggio né una stazione di rifornimento.

Dopo circa 200 km, il paesaggio montano lascia lo spazio al deserto e si raggiunge Solitaire, un piccolo insediamento nella Regione di Khomas, poco distante dal Parco Nazionale di Namib-Naukluft. Si tratta di un luogo visitato da tutti quelli che passano di qua per il fatto che è l’unica stazione di servizio dopo km e km! Fondata nel 1948 da Van Coller, che vi si insediò qui con la moglie per allevare pecore, Solitaire ha un nome che non è stato scelto a caso: qui c’è solo una stazione per il rifornimento, i bagni, un piccolo negozio di souvenir (un tempo ufficio postale) e la famosa McGregor’s Bakery, scozzese che negli anni Novanta si è trasferito qui per sfornare una delle migliori torte di mele del paese (che anche uno dei piatti nazionali!).
Proseguendo sulla D19, dopo 80km circa in mezzo al nulla, si raggiunge la zona di Sossusvlei. A Sesriem ci sono alcuni lodge che sono vicini all’ingresso del parco dove è possibile soggiornare: noi abbiamo scelto il Sossusvlei Lodge (https://www.sossusvleilodge.com/), con tende indipendenti e una pozza d’acqua dove a volte vengono alcuni animali ad abbeverarsi. In genere si arriva nel pomeriggio e c’è tempo per fare un’escursione: il lodge organizza voli in aereo sul deserto, voli in mongolfiera e anche safari nel parco del lodge con aperitivo. Altrimenti, c’è una bella piscina dove riposarsi.

Giorno 3: il SOSSUSVLEI
Sveglia molto presto per addentrarsi nel Parco Nazionale di Namib-Naukluft, in particolare nella zona di Sossusvlei, la parte più accessibile dell’area sabbiosa del Namib meridionale, che si estende fra i fiumi Koichab e Kuiseb per 32000km. Il deserto del Namib è uno dei più antichi al mondo e gran parte si trova all’interno del Namib-Naukluft National Park, una delle più grandi aree protette d’Africa e in gran parte inaccessibile. Viene anche chiamato “il mare di sabbia” (riconosciuto Patrimonio Unesco) in quanto occupa gran parte della costa Namibiana.

Per entrare nel parco è necessario pagare (meglio verificare il costo prima del viaggio, in genere intorno ai 150NAD ma verificabile qui: https://www.nwrnamibia.com/sesriem-entry-price.htm) e registrare l’auto: il parco apre all’alba e chiude al tramonto ma è sempre bene verificare. La desolata bellezza di questo deserto è disarmante e si resta incantati dalle morbide e sinuose dune che nel corso della giornata cambiano colore, passando dal rosso all’arancione, all’albicocca fino al giallo brillante e all’oro tenue. Le dune si trovano lungo la strada che entra nel parco e le più famose sono numerate (come la celebre duna 45): il numero indica semplicemente il km dove si trovano le dune, che si possono anche scalare (come la famosa Big Daddy, la più alta, ma attenzione alla sabbia, rende la salita faticosa e scendendo bisogna prestare attenzione per non ledere le specie endemiche).

Dopo circa 60 km su strada asfaltata, si raggiunge un parcheggio dove possono proseguire solo i 4×4 (è possibile prendere una navetta) per raggiungere il Dead Vlei, luogo iconico e incredibile, simbolo per eccellenza della Namibia. Si tratta di una depressione che un tempo era il tratto finale del fiume Tsauchab, ma a causa del cambiamento climatico il corso del fiume è stato bloccato dalle dune, creando questa specie di zona arida dove si trovano gli scheletri delle piante di acacia delle giraffe, alberi più iconici vecchi di 900 anni, che si sono perfettamente conservati per il clima arido e l’assenza dei parassiti del legno.

Al rientro da Soussolvei si può visitare anche il canyon di Sesriem, una gola naturale lunga 1 km e profonda fino a 30 metri, poco distante dall’ingresso del parco. Scavata nel corso di milioni di anni dal fiume Tsauchab, questo canyon presenta conformazioni geologiche affascinanti, con pozze d’acqua e un po’ di ombra per riprendersi dal caldo del deserto. Date le alte temperature giornaliere, il mio consiglio è di concentrare le visite al mattino, in modo da riposarsi al lodge nel pomeriggio.
Giorno 4: trasferimento verso la Skeleton Coast
Altra lunga giornata di trasferimento: ritornati a Solitaire, si prosegue verso nord ovest in direzione Swakopmund, percorrendo per circa 400km strade sterrate senza incontrare niente e nessuno. Nonostante questo trasferimento sia lungo e pesante, ad un certo punto nel bel mezzo del paesaggio desertico e arido si incontra il cartello che indica che ci troviamo sul tropico del capricorno e poco dopo (siamo circa a metà del viaggio), la strada inizia a cambiare: con dei tonanti si attraversano le ripide pareti di un canyon e subito davanti a noi si apre una distesa ricoperta di piccoli arbusti, davvero suggestiva.

Dopo una giornata intera in marcia, si arriva sulla costa, nella città di Swakopmund, una località balneare caratterizzata dall’architettura tedesca: in poche parole, siamo in mezzo al deserto, vicino all’oceano ma con edifici che ci fanno sentire in Baviera, soprattutto se come noi alloggi al Swakopmund Hotel and Entertainment Centre! Anche la massiccia presenza di discendenti dei coloni rende davvero strana questa città, che ci da la sensazione di non essere in Africa! Considerando che si arriva tardi, consiglio di fare una tappa prima di arrivare in città alla Moon Landscape per vedere il tramonto: si trova 40km prima della città ed è un luogo che presenta delle conformazioni rocciose che con le luci de tramonto offrono un paesaggio da cartolina.

Giorno 5: Swakopmund, dove il deserto incontra l’oceano
Qui ci troviamo nella parte dove il deserto del Namib arriva a gettarsi nell’Oceano: 50.000 kmq di questo deserto arrivano fino alla costa atlantica, sprofondando direttamente nell’oceano Atlantico. Swakopmund è inserita in tutti gli itinerari turistici della Namibia non solo perché è una nota località balneare ma proprio perché qui il paesaggio è surreale: le alte dune si gettano a picco nell’oceano e, al mattino presto, il contrasto di temperatura fa sì che si formi una nebbia costiera che rende più suggestivo il panorama. È un luogo che, sebbene potrebbe sembrare ostile e inospitale, è la casa di molti animali, tra cui l’elefante del deserto, il leone, le otarie e le balene. Ma qui si trovano molti relitti: nella sabbia è presente molto ferro che negli anni ha creato problemi alle bussole delle navi, molte delle quali sono finite arenate e l’avanzata del deserto le sta lentamente inghiottendo. Ma a differenza di quanto si potrebbe pensare, il nome della costa, la Skeleton Coast, deriva dalla presenza di altri scheletri, ovvero quelli delle otarie che popolano questa zona e che a volte vengono trovate morte sulla spiaggia.

Per esplorare questa parte della Namibia si parte dalle ex città coloniali di Swakopmund e Walvis Bay: con un 4×4 si può letteralmente guidare sulla spiaggia, ammirando da un lato le alte dune e dall’altro l’oceano e con un volo aereo vedere dall’alto relitti arenati e le splendide dune. Il giro in 4×4 tra le due e l’oceano è sicuramente stata una delle escursioni più belle di tutto il viaggio, culminata con una adrenalinica corsa sulle dune, fino a raggiungere la remota Sandwich Bay e con le balene e le otarie che ci hanno salutato prima di rientrare a Walvis Bay (noi l’abbiamo fatta con IVenture (https://iventuretours.net/tours/).

Consiglio anche il volo con un piccolo aeroplano sulle dune e l’oceano, e che permette anche di vedere i vari relitti: noi abbiamo volato con la Eagle Eye Aviation (https://eagleeyeaviation.com.na/), che propone voli di 1 o due ore su aerei che portano fino a 5 passeggeri (mi raccomando di prenotare per tempo!) Altra escursione da fare è il giro in catamarano nella baia, fino alla colonia di otaria ma personalmente mi ha dato molto fastidio che dessero da mangiare alle otarie e ai pellicani e non la rifarei.


Giorno 6 e 7: Twyfelfontain e la Damaraland
Se decidete di fare sia il volo in aereo che l’escursione sulle dune, vi consiglio di spalmarle sue due mezze giornate e sfruttare la mezza giornata del quinto giorno quella che non siete riusciti a fare il giorno prima. Prima della pausa pranzo, inizia un altro lungo trasferimento, verso il nord del paese, costeggiando il Brandberg, la montagna più alta del paese (2.579m) nel Damaraland, una terra arida dove vive il l’elefante del deserto e il rinoceronte nero. Il trasferimento da Swakopmund a Twyfelfontain sono circa 300km. A Twyfelfontain ci sono due principali attrazioni: il Museo Vivente del popolo Damara e le incisioni rupestri.

Il popolo dei Damara è uno dei più antichi della Namibia. Erano un popolo di cacciatori-raccoglitori e pastori. A causa delle loro strutture sociali poco rigide, i Damara non furono in grado di difendersi dagli aggressori durante la colonizzazione della Namibia. Questo è uno dei motivi per cui la loro cultura è caduta in gran parte nell’oblio.
La Living Culture Foundation Namibia è un’organizzazione che si occupa di cooperazione culturale nelle aeree rurali della Namibia. Lo scopo è quello di aiutare le piccole comunità locali a mantenere vive le loro antiche tradizioni tribali attraverso dei musei viventi, che possano generare anche un profitto.
Ma che cos’è un museo vivente? È un modo autentico ed originale di far conoscere le tradizioni culturali di un popolo. Visitando questi musei, si contribuisce a mantenere vive le usanze del passato e contrastare la povertà in Namibia.
Lo scopo di questi musei viventi è riprodurre usi e costumi, rianimando le tradizioni di un tempo, evitando che queste vadano perse. Oltre agli introiti della visita del museo, se si decide di acquistare dell’artigianato (bellissimo), il ricavato va direttamente all’artigiano che ha realizzato l’opera (anche dietro il più piccolo oggetto in legno c’è il nome di chi lo ha realizzato!)
Sono rimasta molto colpita da come ci abbiano illustrato tutte le piante che utilizzavano a scopo terapeutico e per il make up, tra cui anche la cacca degli elefanti!
Una curiosità sui Damara: parlano la cosiddetta lingua del click, ovvero la lingua Nama, che fa parte delle lingue khoisan, utilizzando dei suoni facendo schiocchiare la lingua contro il palato o i denti.

La più grande concentrazione di incisioni rupestri dell’Africa: a Twyfelfontain si trovano moltissimi petroglifi risalenti a 6.000 anni fa. Qui abitavano popoli nomadi di cacciatori-raccoglitori che si recavano in questa zona quando c’era dell’acqua: Twylfontain significa proprio “sorgente incerta”.
Fino ad oggi in questa zona sono state scoperte 5.000 incisioni rupestri, dichiarate Patrimonio UNESCO. Ovunque ci sono massi con incisioni, ed essendo un luogo all’aperto, nel corso dei secoli questi massi si sono spostati, mostrando nuove incisioni e nascondendone altre.

Queste incisioni rappresentano animali, mappe di sorgenti e forme geometriche: servivano sia per insegnare a riconoscere gli animali sia per riti sciamanici. Ne è un esempio “the lion man” (seconda foto), che raffigura un leone con una coda che è in realtà un braccio umano e ha 5 dita che rappresentano le mani dell’uomo. Questi riti avevano come scopo principale quello di invocare la pioggia: la numerosa presenza di incisioni di giraffe ne è la prova, infatti si pensava che fossero più vicine al cielo per via del loro collo lungo.

Oltre alle incisioni rupestri, a Twyfelfontain si possono anche vedere alcune pitture rupestri, che rappresentano uomini e scene di caccia.
Gli archeologi stanno ancora studiando questi antichi reperti, in quanto tutto quello che si sa sul loro significato è approssimativo e tramandato di generazione in generazione dalle tribú locali. Di certo sappiamo che le impronte incise, sono la firma dell’autore di queste incisioni!
Per la notte si può dormire al Twyfelfontain Country Lodge.
Giorno 8: trasferimento ad Opuwo, Kaokoland
Indovinate un po’, altro lungo trasferimento! In direzione nord, si percorrono circa 344km verso le zone più remote della Namibia e meno battute dagli itinerari classici, le zone del Kaokoland, popolate dal popolo Ovahimba. Questo popolo, ancora radicato a tradizioni millenarie, vive di allevamento e grazie ad una guida locale, con rispetto e curiosità, è possibile visitare uno dei loro villaggi. Ma prima bisogna raggiungere la città di Opuwo. Si arriva circa nel primo pomeriggio e si può decidere di riposarsi in hotel (noi abbiamo soggiornato all’Opuwo Country Lodge) oppure esplorare subito la città. Uno degli aspetti più interessanti di Opuwo è che qui convivono diversi popoli, che mantengono vive le loro tradizioni: è così, camminando per strada o per le corsie di un supermercato, si può incontrare una donna Himba o una donna Herero vestite con gli abiti tradizionali! Vi consiglio il mercato per un tuffo autentico tra i locals (mi raccomando, qui niente foto perché Opuwo non è una città così turistica e se proprio volete scattare la foto della vita, chiedete sempre) e poi di pranzare nel vicino Kaokoland Restaurant.

Giorno 9: visita ad un villaggio Himba
Uno degli incontri più interessanti della Namibia è stato quello con una tribù Himba, un gruppo etnico della regione settentrionale del Kunene, al confine con l’Angola. Sono pochi i turisti che si spingono fino a qui, proprio per incontrare queste antiche tribù, che vivono ancora a stretto contatto con la natura e con le usanze di un tempo.
Per entrare nei loro villaggi si deve essere accompagnati da una buona guida locale ed ottenere il loro permesso, portandogli qualcosa in cambio come cibo e acqua. Prima di varcare il recinto del villaggio, bisogna imparare a salutarli nella loro lingua e presentarsi al capo villaggio.

Sono rimasta incantata dalla bellezza delle donne Himba.. La loro pelle è di colore rosso perché si cospargono di otjize, una miscela di resine colorate e burro e ocra e che oltre ad avere una funzione estetica, le protegge dagli insetti e dal sole, oltre che essere un potente deodorante naturale! L’acqua è un bene prezioso e non può essere sprecato per lavarsi, quindi la soluzione è bruciare l’otjize e fare dei bagni profumati, cospargersi il corpo con il fumo.
Un’altra caratteristica delle donne Himba sono i capelli: le acconciature permettono di riconoscere lo status sociale ma anche l’età, infatti le bambine portano due trecce raccolte davanti mentre, dopo la pubertà, si fanno le lunghe trecce. E ogni gioiello è coprircapo ha un specifico significato (il gambale rappresenta il numero dei figli, le donne sposate indossano un copricapo di pelle di antilope, la cintura intorno al ventre l’infanzia..)
È stato un incontro molto particolare.. Sicuramente sono tribù che stanno subendo la “contaminazione” della modernità e con tradizioni che noi difficilmente possiamo capire ma è stato molto interessante poter passare del tempo e scambiarsi punti di vista..

Giorno 10: Etosha National Park
Salutiamo Opuwo e partiamo alla volta dell’Etosha National Park. Noi siamo entrati dal Galton Gate, che dista 195km da Opuwo (su strada asfaltata). Dopo aver pagato l’ingresso e dopo che i ranger hanno controllato che non avessimo borse di plastica (c’è un divieto in Namibia di entrare nei parchi nazionali con borse di plastica), iniziamo ufficialmente l’esplorazione di questo meraviglioso parco nazionale che può essere girato in autonomia e dove sono indicate le pozze d’acqua dove avvistare gli animali. Noi abbiamo percorso la Galton Gate Route Western Etosha, che si addentra nel parco, in direzione Okaukuejo: per 195km, ovvero circa 4 ore di marcia su sterrato, non si incontra nulla, se non qualche cartello che indica le pozze d’acqua per avvistare gli animali (solo in questa parte del parco si può avvistare la zebra di montagna). Vicino alla Olifantsrus Whaterhole (a circa 1 ora dal Galton Gate) si trova una grande pozza d’acqua e anche dei servizi e un camping. Dopo il nulla per 195km!!

Dopo una prima giornata nel parco, siamo rientrati al nostro lodge, il Etosha Safari Camp Gondwana collection Namibia, che offre anche il camping, un bel negozio di souvenir e un bel buffet serale con musica di intrattenimento.
Giorno 11: Safari all’Etosha
Il parco si può visitare in autonomia ma anche con un safari: si parte di buon ora prima del sorgere del sole e si può stare via mezza giornata o tutto il giorno. Questo tipo dir ditoni si chiamano game drive e si possono prenotare direttamente al Lodge. Si tratta di jeep 4×4 aperte, guidate da ranger (al mattino si gela e la jeep sfreccia molto veloce: meglio vestirsi pesanti e una volta entrati nel parco, chiedere al ranger di andare piano anche per evitare di disturbare la fauna).

L’Etosha è uno dei parchi nazionali più belli della Namibia, che si estende per 22.000 kmq. Il suo nome significa “grande luogo bianco”, per via del Pan, il deserto salino che costituisce il 25% del Parco e che si vede dallo spazio (è il più grande salino dell’Africa!)

Qui si trova la più grande concentrazione di animali del Paese, tra cui il raro rinoceronte, in via d’estinzione. Altri animali che si possono avvistare sono: zebre, elefanti, springbok, struzzi, giraffe, sciacalli, leoni e ghepardi. E ovviamente l’orice, simbolo del paese. In Namibia l’orice è considerato l’animale nazionale ed è presente nello stemma della bandiera del Paese. È un animale bellissimo, estremamente elegante.. appartiene alla famiglia delle gazzelle e le sue corna possono raggiungere i 150 cm di altezza, praticamente il doppio della sua stazza!
Una curiosità: è uno dei pochi animali che può sopravvivere nel deserto grazie ad un peculiare sistema di raffreddamento. Ha sviluppato una tecnica evolutiva unica nel suo genere che permette di far passare l’aria che respira attraverso un condotto vicino alla testa dove viene rinfrescata prima di raggiungere i polmoni!


Giorno 12: trasferimento verso Windhoek
Dopo un’altra mezza mattinata nel parco a fare l’ultima scorpacciata di avvistamenti, nel mezzogiorno ripartiamo per Windhoek. Si tratta di un lungo trasferimento ma questa volta su asfalto (circa 400km), attraversando la regione delle Omarako Mountains. Tra le soste è possibile fermarsi al Cheeta Conservation Fund, poco distante da Otjwarongo e al Kavango Woodcarvers Market, per comprare oggetti di artigianato, tra cui pezzi di pregiato legno d’ebano.
Giorno 13: partenza
Siamo arrivati alla fine di questo viaggio pazzesco. Spero che questo articolo possa essere di ispirazione per un viaggio in Namibia!
