Tra le montagne della Val di Scalve, in provincia di Bergamo, si trova un luogo che porta con sé il ricordo di una terribile tragedia: la Diga del Gleno. Questa diga, che negli anni Venti crollò portando nelle valli sottostanti morte e distruzione, a quasi 100 anni dalla catastrofe è ancora lì, a testimoniare con i suoi ruderi quanto accaduto. Situata ai piedi delle Orobie, la Diga del Gleno si può raggiungere con un bellissimo trekking, che permette di riscoprire una tragedia quasi dimenticata, nella cornice delle montagne bergamasche.

 

Il trekking che porta alla Diga del Gleno è uno dei percorsi più suggestivi che si possono fare nelle Orobie bergamasche. Ci troviamo nella Val di Scalve: questa valle, caratterizzata da verdissime pinete e alte montagne, è testimone del ricordo del tragico crollo della Diga del Gleno, parzialmente distrutta negli anni Venti, che causò la morte di molte persone che abitavano nelle valli sottostanti. I resti della diga non sono stati rimossi e si trovano ancora ai piedi del Monte Gleno: grazie ad un percorso poco impegnativo, la diga può essere raggiunta a piedi da tutti coloro che vogliono scoprire questo angolo delle Orobie e conoscere la storia del crollo.

 

[ La Diga del Gleno ]

 

INFO

 Punto di partenza: Vilminore di Scalve (1019 m slm)

 Punto di arrivo: Diga del Gleno (1534 m slm)

 Dislivello: 515 m

 Difficoltà: E (sentiero escursionistico privo di difficoltà tecniche)

Sentieristica Cai: sentiero 411

Distanza: 14 km a/r

Tempo di percorrenza: circa 1.30 h (solo andata)

 

LA DIGA DEL GLENO E LA TRAGEDIA DEL 1923

Prima di descrivere il percorso per raggiungere la diga, credo sia importante scrivere qualcosa sulla storia della diga del Gleno. Purtroppo vige ancora molta confusione su come siano andate esattamente le cose e sul perché la diga sia crollata: le informazioni condivise si basano quindi su quanto appreso durante la nostra visita.

Al fine di favorire lo sviluppo idroelettrico, verso la fine dell’Ottocento nelle Alpi iniziarono ad essere costruite molte dighe. Fin dai primi anni del 1900 diversi ingegneri mostrarono l’interesse per sfruttare il torrente Povo: dopo una serie di passaggi di testimone, la creazione di una diga in Valle di Scalve fu assegnata alla ditta Viganò di Truggio (MI), che iniziò i lavori nel 1917 a Pian del Gleno. In origine, il progetto esecutivo prevedeva la creazione di una diga a gravità ma poi il progetto cambiò in corso d’opera per costruire una diga ad archi multipli: tuttavia, quando le autorità eseguirono un sopralluogo constatarono che la diga non poteva reggersi perché le basi delle arcate centrali non erano appoggiate sulla roccia ma sul tampone della diga e quindi fu richiesto un nuovo progetto.

I lavori intanto proseguirono e il nuovo progetto di una diga mista, a gravità e archi multipli, arrivò solo nei primi mesi del 1922: nell’anno successivo, a causa delle violente partecipazioni, il bacino della diga iniziò a riempirsi e nell’ottobre del 1923 il livello del bacino si alzò notevolmente e l’acqua fuoruscì dagli sfioratori e si registrarono perdite d’acqua anche alla base delle arcate e del tampone di gravità. Il 30 novembre gli operai provvedono a coprire con delle tavole di legno gli sfioratori ma il 1° dicembre 1923 la diga crollò alle 7.15: l’acqua squarciò le arcate centrali della diga e 6.000.000 di metri cubi d’acqua si abbatterono nelle valli sottostanti, travolgendo i paesi di Bueggio e Dezzo, fino a raggiungere la Val Camonica, causando più di 300 morti.

Ancora oggi non sono certe le cause del crollo e ancora si indaga per fare chiarezza: sono pervenute testimonianze sul fatto che gli operai erano pagati a cottimo, che i materiali utilizzati erano scadenti (calcina al posto del cemento) e che il progetto non era adatto alla conformazione geologica del territorio.

 

[ Foto d’epoca della Diga del Gleno e del crollo ]

 

TREKKING ALLA DIGA DEL GLENO DA VILMINORE

Il classico itinerario che porta alla Diga del Gleno parte da Pianezza, dove si trova un piccolo parcheggio per le auto. Durante l’estate però, la strada che porta a Pianezza è chiusa al traffico e nei giorni festivi è previsto un servizio navetta (qui gli orari) che collega Vilminore a Pianezza. Noi siamo partiti a piedi direttamente da Vilminore: per raggiungere Pianezza a piedi (circa 300 m di dislivello) abbiamo seguito la strada asfaltata e poi abbiamo tagliato qualche curva seguendo i sentieri (ben segnati con cartelli che indicano la Diga del Gleno).

 

[ Da Vilminore a Pianezza ]

 

Una volta arrivati a Pianezza, si incontra una grande fontana: bisogna entrare nel paese e imboccare la strada che sale sulla destra e seguire le indicazioni per la Diga del Gleno. Questo percorso, indicato come “Senter di Scalì” è caratterizzato da alti gradini e conduce in breve tempo ad una casetta in pietra dove si trova un cartello che indica uno degli ingressi al Parco delle Orobie bergamasche. Si prosegue tenendo la destra.

 

[ Da Pianezza verso la Diga del Gleno ]

 

Dopo un breve tratto piano si giunge a un bivio: qui sono presenti dei cartelli illustrativi sugli animali che popolano la zona e un cartello del Cai che indica la Diga del Gleno a sinistra, con un tempo di percorrenza di 1 ora (in realtà sono circa 40 minuti). Il sentiero numero 411 sale nel bosco: è questo il tratto più ripido e impegnativo, caratterizzato da grandi massi e pietraia.

 

[ Il tratto nel bosco ]

 

Al termine di questo tratto nel bosco si raggiunge un tratto pianeggiante: inizia la parte più bella del sentiero, che passa vicino alle rocce. Questo percorso era utilizzato in passato dagli operai: qui si trovavano delle piccole rotaie dove venivano caricati su carrelli i materiali necessari per la costruzione della diga. In questo tratto è presente anche un cartello illustrativo con delle foto d’epoca.

Proseguendo, si inizia a intravedere da lontano la diga e, sotto, il grande strapiombo sulla valle.

 

[ Verso la Diga del Gleno ]

 

In meno di 15 minuti si raggiunge la Diga del Gleno (circa 1.40 h da Vilminore), situata a 1534 m slm: i piloni e le arcate laterali della diga, dopo 100 anni dalla tragedia, sono ancora lì, a testimoniare la tragedia del crollo. È possibile attraversare la diga: passando vicino ai grandi piloni si vedono ancora i cavi di acciaio strappati via dalla potenza dell’acqua.

Un breve sentiero in salita conduce poi all’altro lato della diga rimasto in piedi: camminando vicino a questi resti è impressionante e drammatico pensare a tutto quanto accaduto.

 

[ Uno dei lati rimasti in piedi della diga ]

 

Qualche numero: la diga del Gleno è lunga 260 metri, alta 52 metri. Si estendeva su una superficie di 400.000 metri quadrati e avrebbe dovuto contenere 6.000.000 metri cubi d’acqua. Per la costruzione della diga, furono reclutati più di 300 operai. Si impiegarono 7 anni per la costruzione della diga. L’onda che si abbatté sulla valle dopo il collo della diga viaggiava ad una velocità media di 45 km/h (con punte di 75 km/h). In soli 45 minuti percorse 40 km fino al Lago d’Iseo (1250 metri di dislivello). Furono accertati furono 356 morti ma si stima che fossero di più.

 

[ Quel che resta della Diga del Gleno ]

 

Accanto a ciò che resta della diga, è presente un piccolo bacino d’acqua e un piccolo chiosco: ogni giorno un signore si preoccupa di aprirlo e rifornirlo con bibite fresche.


Link utili per programmare il tuo viaggio nelle Orobie bergamasche:

www.parcorobie.it

www.valdiscalve.it

www.comune.vilminore.bg.it



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