In tanti paesi del mondo, molte attrazioni turistiche coinvolgono gli animali. Purtroppo però, la maggior parte delle volte si tratta di attività dove gli animali vengono privati della loro libertà e maltrattati. I casi più eclatanti sono gli elephant treks o le tigri incatenate in Thailandia ma non sono gli unici: secondo l’associazione World Animal Protection sono più di 560 mila gli animali sfruttati per scopi turistici in tutto il mondo.

 

Viaggiare in giro per il mondo ci permette di vedere con i nostri occhi animali che abbiamo sempre sognato di incontrare, come elefanti, delfini o serpenti. Alcuni Paesi per tutelare gli animali selvatici hanno creato dei parchi naturali, dove è possibile vedere gli animali nel loro habitat naturale a debita distanza. Purtroppo però, ci sono anche Paesi in cui gli animali vengono sfruttati e maltrattati per scopi turistici.

Secondo i dati dell’associazione internazionale WAP (World Animal Protection), l’85% di turisti partecipa a tour dove sono coinvolti animali maltrattati. Considerando che oggi sul web ci sono molte persone che documentano questi maltrattamenti, le agenzie che propongono questi tour cercano di nascondere le reali condizioni in cui vengono trattati gli animali e molti turisti cadono in questa trappola, continuando a finanziare questo turismo insostenibile.

 

[ Le 10 attrazioni turistiche più crudeli con animali secondo WAP ]

 

Prima di tutto, bisogna fare una premessa: gli animali selvatici devono vivere nel loro habitat naturale e non possono essere addomesticati. È un dato di fatto: l’unico modo per “addomesticare” un animale selvatico e portarlo via dal suo habitat naturale e privarlo della sua natura, facendolo crescere in cattività. Utilizzare poi questi animali per finalità turistiche è irrispettoso: gli animali non possono difendersi e tocca a noi informarci ed evitare di prendere parte a questi tour. Noi possiamo decidere, questi poveri animali no. 

Per questo motivo ho deciso, nel mio piccolo, di unirmi a tutti coloro che cercano di sensibilizzare e denunciare i maltrattamenti di animali per scopi turistici (tra cui il recente reportage di National Geographic). Condividendo alcune immagini e, raccontando le modalità con cui vengono trattati questi animali in diverse parti del mondo, vorrei collaborare alla sensibilizzazione e diffusione di un turismo più sostenibile. Mi sono concentrata solo su alcuni casi, purtroppo la lista è molto più lunga. 

 

[ Animali selvatici costretti a posare per un selfie ]

 

ASIA e MEDIO ORIENTE: ELEFANTI, TIGRI E NON SOLO

Nei paesi asiatici i tour con gli animali sono una delle principali attrazioni turistiche. Sebbene ci siano escursioni e safari che permettono di vedere gli animali nel loro habitat naturale a debita distanza, la maggior parte dei turisti cade nella trappola dei tour non sostenibili. Alcuni turisti decidono di prendere parte a questi tour perché semplicemente non conoscono le reali condizioni in cui vivono questi animali: le agenzie che vendono questo genere di tour spesso raccontano che sono animali nati in cattività e che non possono sopravvivere nella natura, oppure che questi animali sono abituati al contatto con gli esseri umani. Ci sono poi turisti che, nonostante vedano con i loro occhi la sofferenza degli animali, se ne fregano perché vogliono assolutamente fare una foto, costi quel che costi.

In Asia sono celebri i casi dei trekking sugli elefanti e delle tigri che vivono nei templi dei monaci, ma non sono gli unici casi purtroppo.

 

[ Dati pubblicati da WAP ]

 

Elefanti

Gli elefanti sono diventati il simbolo del maltrattamento di animali per scopi turistici. Il tour sul dorso di elefante (elephant trek) è compreso in quasi tutti i tour della Thailandia, Cambogia e anche in India, Vietnam e Sri Lanka. Molte agenzie organizzano anche spettacoli dove gli elefanti vengono costretti a dipingere, danzare o sollevare i turisti con la proboscide.

È importante sottolineare due cose. La prima è che, per quanto ci sembri un animale forte e robusto, l’elefante non è fatto per trasportare peso. La sua schiena è fragile e per essere cavalcato vengono posizionate sul dorso delle sedie di metallo che possono trasportare fino a 6 persone e che provocano dolori lancianti, danneggiando la colonna vertebrale dell’elefante. 

 

 

Un’altra cosa da sottolineare è che l’elefante è un animale selvatico: per addomesticarlo deve essere privato della sua libertà. Questo avviene tramite una pratica crudele che si chiama Phajaan e significa “frammentare lo spirito dell’elefante”. Questo “rito” di origine indiana prevede la cattura del cucciolo di elefante, che viene separato dalla madre (se necessario, questo avviene anche tramite lo sterminio di altri membri del branco). Dopodiché, il cucciolo di elefante viene rinchiuso in una gabbia, dove gli vengono inflitte una serie di torture.

Ferito e picchiato con uncini di ferro, senza acqua e cibo, il cucciolo di elefante viene portato allo sfinimento: le sue ferite restano indelebili nella mente e nel corpo.

Il mahout, il padrone dell’elefante, al termine del rito gli darà cibo e lo libererà e l’elefante dopo la tortura penserà di potersi fidare solo di lui e quindi ubbidirà a tutti i suoi comandi.

 

Qui alcuni video che documentano la crudele pratica del Phajaan: youtube.com.

 

Per approfondire:

Lo strazio di un elefante prigioniero – National Geographic

Taken for a ride: thousands of elephants exploited for tourism are held in cruel conditions – World Animal Protection

How you can help stop elephant abuse – Peta

 

Tigri

Un’altra famosa attrazione turistica in Asia sono i templi delle tigri: i più famosi sono il Tiger Kingdom di Chiang Mai e il Tiger Temple di Kanchanaburi, in Thailandia. Ogni giorno migliaia di turisti pagano per farsi fare una foto accanto alle tigri. Ma la tigre, come l’elefante, è un animale selvatico: fin da bambini ci viene inseganto che la tigre è, come il leone, un predatore. Come è possibile allora che in questi posti le tigri siano così mansuete? I gestori di queste strutture dicono che le tigri sono molto tranquille perché dormono 15 ore al giorno e che sono abituate agli umani. Peccato che, guardando le immagini e i video, diventa difficile credere che questi luoghi pensino al benessere dell’animale: per ruggire e scattare il selfie perfetto vengono punzecchiate con uncini, e per il resto del tempo sono incatenate e rinchiuse in gabbie e, secondo molti, sedate.

 

[ Le tigri maltrattate in Asia ]

 

I templi delle tigri sono senza dubbio una macchina per fare soldi: i visitatori devono pagare l’accesso al tempio e poi possono scegliere quali attività fare con le tigri, tra cui portarle a spasso con il guinzaglio, fargli il bagno o dare il biberon ai cuccioli. Ovviamente, ogni attività ha un prezzo. Ma i gestori precisano che questi soldi servono per curare le tigri e rimetterle in libertà: peccato che da quando questi luoghi sono aperti non è mai stata rimessa in libertà neanche una tigre.

Questo video, realizzato da Katie Stacey per la BBC, ci porta dentro uno di questi santuari delle tigri:

 

Per approfondire:

Il controverso tempio delle tigri in Thailandia – The Post

Giornata mondiale della tigre, WWF: “stop alle tiger farms” – Green Report

A portrait of Thailand’s tiger entertainment industry – Wold Animal Protection

 

Serpenti e scimmie

Oltre agli elefanti e alle tigri, anche altri animali sono vittime di maltrattamenti. I serpenti, come per esempio il cobra, sono un’attrazione molto comune per le strade di diverse città asiatiche e africane. Per addomesticare il cobra e farlo accarezzare ai turisti, gli vengono staccati con le pinze i dotti velenosi.

Sorte non migliore per le scimmie: la Ong JAAN (Jakarta Animal Aid Network) ha pubblicato le immagini dei macachi che in Indonesia vengono utilizzati per gli spettacoli in strada. Catturati da neonati e rinchiusi con un collare al collo (che non gli toglieranno mai più e gli crescerà come una seconda pelle), vengono addestrati con catene e percosse, per eseguire scenette comiche per le strade delle città.

 

[ Alcune foto di scimmie e i macachi maltrattati ]

 

Per approfondire:

Primates are not pets – Ong JAAN (Jakarta Animal Aid Network

Tortured for tourists: behind the scened images show the abuse and suffering inflicted on monkeys forced to perform on the streets of Indonesia – Dailymail UK

Video sul maltrattamento dei macachi – Ong JAAN (Jakarta Animal Aid Network)

 

USA E EUROPA: LE ORCHE E I DELFINI

Negli Stati Uniti si trovano molti parchi acquatici dove ogni giorno si esibiscono delfini e orche. I più famosi sono quelli della catena di acquari SeaWorld, che è stata più volte denunciata per maltrattamenti dopo che un’orca di nome Tilikum uccise un’addestratrice.

A partire dagli anni ’80, SeaWorld iniziò a catturare le orche, rinchiudendole nei suoi parchi per addestrarle. Costrette a vivere in una piccola piscina e ad esibirsi, alcune orche hanno iniziato ad impazzire e attaccare: ad oggi si sono registrati circa 70 attacchi di orche ad addestratori.

Nonostante questi attacchi, SeaWorld continua a fare questi spettacoli e a privare le orche della loro libertà.

 

 

Anche i delfini sono utilizzati nei parchi acquatici come attrazione: in Europa ci sono più di 30 delfinari, dove i delfini sono costretti a vivere in cattività ed esibirsi in spettacoli.

Gran parte di questi delfini sono stati catturati nell’oceano, distruggendo il legame con il branco. Questi delfini vivono la metà rispetto ai delfini in libertà: prigionieri in piscine, sviluppano problemi digestivi e diventano immunodepressi. Inoltre sono molto stressati: non sono abituati a stare da soli perché sono animali abituati a vivere in branco e nei delfinari sono costretti ad esibirsi per poter mangiare. Contrariamente a quello che si pensa, questi spettacoli non hanno finalità educative ma semplicemente commerciali.

Per vedere i delfini nel loro habitat naturale ci sono i tour organizzati dai biologi del Whalewatching di Genova nel santuario dei cetacei: clicca qui per maggiori info.

 

 

Per approfondire:

Trailer in inglese del documentario “Blackfish”

Orcas don’t do well in captivity. Here’s why – National Geographic

The fate of captive orcas – WDC (Whale and Dolphin Conservation)

Keto and Tilikum express the stress od orca captivity – The orca project

Conosci la verità sui delfini? – LAV

 

AFRICA: LEONI E SQUALI

Il Sud Africa è la meta ideale per fare safari in mezzo alla natura e vedere da vicino animali selvatici oppure nuotare insieme al grande squalo bianco, il più temibile predatore dell’oceano. Anche qui però, negli ultimi anni questi animali vengono sfruttati per il turismo.

 

Leoni

Il leone è una specie a rischio di estinzione: secondo i dati del WWF, il leone si è estinto in 26 Paesi dell’Africa.

In Sud Africa si contano circa 15 mila leoni ma solo 3 mila vivono allo stato brado. Gli altri, sono leoni che crescono in cattività, in uno dei 300 allevanti allevamenti di leoni.

Lo scopo di questi allevamenti di leoni sarebbe la conservazione della specie: in realtà i leoni, per tutto l’arco della loro vita, sono utilizzati per scopi turistici. Fin dalla loro giovane età, i leoni vengono mostrati ai turisti, che vengono in questi allevamenti per dare il biberon ai cuccioli. Una volta diventati grandi, i maschi sono utilizzati per diverse attività, soprattutto per essere portati al guinzaglio dai turisti, mentre le femmine vengono utilizzate per la riproduzione. Quando non sono più utili, i leoni vengono uccisi, o meglio, cacciati: pagando migliaia di dollari si può ottenere una licenza per abbatterli e portarsi a casa la loro testa come trofeo. E i resti delle ossa sono venduti al mercato nero per la medicina orientale.

 

 

Per approfondire:

Leoni per l’industria del turismo: cosa si nasconde dietro gli allevamenti – The social post

How tourism is killing Africa’s lions – Report  – World Animal Protection

South Africa’s dark side – HSI (Human Society International)

 

Squali

Gli squali sono una delle specie marine più minacciate dall’uomo. Oltre ad essere catturati per essere portati negli acquari, molti squali vengono uccisi per la loro carne, con l’atroce pratica del finning: per la famosa zuppa di pinne di squalo, i pescatori tagliano le pinne dello squalo e poi lo ributtano in mare, lasciandolo morire.

 

[ L’atroce pratica del finning ]

 

Gli squali sono anche utilizzati per finalità turistiche. Praticato soprattutto a Guadalupe, al largo della penisola della Baja California e a Cape Town, in Sud Africa, lo shark cage diving permette ai turisti di immergersi con una gabbia in acqua, per osservare da vicino gli squali. Questi tour hanno diviso l’opinione pubblica: alcuni ritengono che siano sostenibili, altri sostengono il contrario.

Coloro che sono favorevoli allo shark cage diving, ritengono che questi tour possano contrastare il commercio di squali: i pescatori guadagnano molto di più portando i turisti a vedere gli squali in mare aperto piuttosto che ucciderli per vendere le pinne. Inoltre, queste agenzie sostengono di utilizzare il bait, cioè un’esca abbinata a pastura, con il solo scopo di attirare lo squalo, senza nutrirlo.

Altri invece considerano lo shark cage diving insostenibile. In particolare, secondo il biologo marino e vice presidente di Conservation International, Greg Stone, a causa dello shark cage sono aumentati gli attacchi aggressivi di squali verso gli umani. Inoltre, è stato documentato che molte agenzie attirano gli squali attraverso il feeding, ovvero versando pastura in mare o dandogli da mangiare carcasse.

 

[ Shark Cage Diving ]

 

Per approfondire:

Is banning cage diving actually bad for sharks? – The Gurdian

Shark tourism: is it possible to have an ethical shark dive? – Green suitcase Travel Blog

Non toccare lo squalo bianco – National Geographic

 

PARADISI TERRESTRI: TARTARUGHE e STELLE MARINE

Spiagge da sogno e mare cristallino: sono questi i tratti distintivi dei paradisi terrestri, lembi di terra dove tanti turisti si recano per una vacanza al mare, all’insegna del relax. Questi luoghi meravigliosi, oltre ad ospitare i turisti in villaggi e hotel da sogno, sono la casa di tantissimi animali, tra cui tartarughe e stelle marine.

 

Tartarughe marine

Mi ricordo quando visitai il Messico e la bellissima spiaggia di Akumal: qui, come in altri paradisi terrestri, è possibile nuotare vicino alle tartarughe. Il buon senso ci dice che, essendo noi gli ospiti, dobbiamo osservarle a debita distanza, senza disturbarle. Purtroppo però, non tutti rispettano le tartarughe: molti turisti infatti si avvicinano troppo per toccarle e alcuni addirittura le prendono per il guscio per trattenerle e fare il selfie perfetto. Ecco, questo è estremamente sbagliato: le tartarughe non devono essere toccate! Si possono fare delle foto bellissime insieme alle tartarughe anche senza toccarle.

[ Nuotare con le tartarughe ]

 

Stelle marine

Un’altra mania di molte persone è quella di prendere in mano le stelle marine. Le stelle marine sono esseri viventi che vivono nel mare: questo significa che non possono stare fuori dall’acqua perché altrimenti si forma al loro interno una bolla di ossigeno e la stella marina rischia di soffocare dopo pochi secondi. Inoltre, la pelle dell’uomo può causare danni irreparabili al loro dermascheletro e al loro sistema di autodifesa, una sostanza mucosa che ricopre tutto il loro corpo.

 

[ Da non fare!! ]

 

Per approfondire:

La guida sostenibile allo snorkeling e alle immersioni con le tartarughe – Padi blog

Responsible tourism on turtle conservation holidays – Responsible travel 

Stelle marine: creature bellissime e delicate da non toccare nemmeno con un dito – Tiscali News

 

Arrivo alle conclusioni. Penso che nessuno di noi sia perfetto: forse, fidandoci di quello che ci è stato detto, abbiamo partecipato a tour dove erano coinvolti animali maltrattati. Quello che è importante è rendersi consapevoli del trattamento che subiscono questi animali e cambiare atteggiamento.

Sono convinta che il turismo sia un mezzo potentissimo per contrastare questi episodi. Oggi ci sono molti tour operator che propongono tour sostenibili, che permettono di vedere gli animali nel loro totale rispetto. Se noi turisti incominciamo a scegliere tour sostenibili che tutelano questi animali e non partecipiamo più a tour dove gli animali vengono strumentalizzati e maltrattati, ci sarà una minore richiesta e i promotori saranno costretti a cambiare business.

E’ quindi a mio avviso molto importante partire informati: oggi internet ci permette di trovare tutto quello che cerchiamo e le testimonianze di altre persone possono aiutarci a fare le scelte più giuste. Cerchiamo solo esperienze sostenibili, che ci permettano di vedere questi animali selvatici nel loro habitat naturale e assicuriamoci che quello che paghiamo sia effettivamente destinato alla loro salvaguardia. 

E se per caso ci capita di fare la scelta sbagliata e assistere ad episodi di maltrattamenti, cerchiamo di documentare quello che abbiamo visto e diffonderlo, in modo che altri viaggiatori non vi prendano parte. 

 

[ Whalewatching sostenibile in Patagonia ]

 

Concludo con questo reportage della giornalista Natasha Daly per National Geographic:


[ Alcune delle immagini che ho utilizzato sono immagini rese pubbliche dagli stessi autori, che ho citato con copyright. ]


 

 
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3 Comments

  1. Io non credo più alla disinformazione dei turisti. Si parla molto ovunque di sfruttamento degli animali, di addomesticamento selvaggio. Credo che ormai la scelta di entrare a far parte di quelli che “faccio solo un giro” o “per una foto ricordo” sia deliberata e consapevole. Basta pensare che c’è ancora gente che visita gli zoo, che va al circo o nei delphinarium.

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