Gli uomini della flotta di Magellano furono i primi a circumnavigare il globo: una spedizione difficile e faticosa, soprattutto quando raggiunsero le terre remote e desolate della Patagonia, la fine del mondo. Questa impresa titanica è ricordata e documentata a Punta Arenas, dove si trova un museo in cui sono riprodotte, a grandezza naturale, le navi con cui i primi pionieri si avventurarono nei mari burrascosi del Sud America.

 

L’IMPRESA DI MAGELLANO

Magellano, dopo aver trovato una mappa che indicava una possibile tratta nell’Oceano Pacifico nei pressi del Rio de la Plata (che permetteva di raggiungere l’Asia senza girare intorno all’Africa), decise di cimentarsi in questa impresa. Dopo che il Re portoghese rifiutò il finanziamento della spedizione, Magellano andò in Spagna e si rivolse a Carlo V che accettò di finanziare l’impresa, con la speranza che questa scoperta potesse recare danno ai portoghesi, dal momento che per raggiungere le Isole delle Spezie in Indonesia, gli spagnoli erano costretti a transitare in porti portoghesi.

Magellano partì il 20 settembre 1519, fiducioso di trovare una nuova rotta che potesse collegare il Pacifico all’Atlantico senza circumnavigare il continente africano.

 

 

 

Magellano salpò da Sanlucar de Barrameda, in Spagna, con una flotta di 5 navi e 237 uomini. Dopo aver costeggiato le coste africane, la flotta proseguì verso l’oceano Atlantico, fino a raggiungere Rio de Janeiro (Santa Lucia Bay) e poi Rio de la Plata. Da qui, la flotta continuò verso sud: a marzo raggiunse Puerto San Julian e a ottobre Cabo Virgenes, in Argentina. Nel novembre del 1520, con tre delle cinque navi rimaste, si avventurò nel mare cileno e attraversò lo Stretto, battezzato inzialmente con il nome di All Saints Strait, e solo successivamente Stretto di Magellano. Da qui, si avventurarono in un mare nuovo: le acque erano talmente calme e poco burrascose che Magellano gli diede il nome di Oceano Pacifico. Nel gennaio del 1521 la flotta raggiunse le Shark’s Islands (Puka-Puka), un mese dopo San Pablo Island e a marzo le isole Marianne e poi le Filippine.

La flotta di Magellano compì un’impresa davvero estrema: 3 anni di navigazione in acque allora sconosciute e territori inesplorati.

Magellano non riuscì a tornare in Spagna: a seguito di una rivolta, morì nelle Filippine, ucciso dagli indigeni. Solo 18 membri dell’equipaggio tornarono a Siviglia, terminando la circumnavigazione del globo il 6 settembre 1522. Tornarono con una sola nave, la Victoria.

 

[ Lo Stretto di Magellano ]

 

IL MUSEO NAO VICTORIA

Il Museo Nao Victoria non è il solito museo: è un museo dove, lungo le rive dello Stretto di Magellano, si trova una riproduzione a grandezza naturale della Victoria, una delle 5 navi della flotta di Magellano e la prima che circumnavigò il globo. La replica, ripropone la struttura originaria di una delle navi più famose della storia.

Si torna indietro nel tempo: è possibile salire sulla nave e provare ad immaginare le difficili condizioni in cui dovevano vivere i marinai. Dal ponte, si vede lo Stretto e si ha la sensazione di navigarlo. Si sente il vento forte, si vedono le nuvole cariche di temporali all’orizzonte e si percepisce il senso di desolazione che 500 anni fa provarono Magellano e i suoi uomini.

 

 

 

Dentro la nave, sono state riprodotte le stanze dei marinai e ci sono dei manichini che aiutano a capire quanti uomini vivevano sulla nave e quali erano i loro compiti. L’imbarcazione inoltre non era molto grande e le condizioni di vita erano davvero molto difficili.

In una parte della nave, c’è un manichino di un indigeno: quando Magellano arrivò qui incontrò alcuni nativi e diede a questa terra il nome di Patagonia, che significa piedi grandi, questo perché gli indigeni erano molto grandi e alti.

Altra curiosità. La Terra del Fuoco si chiama così perché i nativi che la abitavano, i yagan, per scaldarsi facevano sempre dei grandi falò, e così quel desolato lembo di terra, da cui si vedeva sempre un grande fumo, fu chiamata Terra del Fuoco. Questo nome però non fu dato da Magellano ma dai marinai europei che negli anni successivi transitavano per lo Stretto di Magellano.

 

[ La riproduzione della Nao Victoria ]

 

LE NAVI DEI PRIMI PIONIERI

Il museo oggi si sta ampliando e oltre alla replica della Nave Victoria, ospita le repliche di altre navi con cui i primi pionieri hanno esplorato la selvaggia Patagonia.

Shackleton’s Boat: Questa imbarcazione fu utilizzata nel 1916 da James Caird per raggiungere l’Elephant Island: quest’isola è molto vicina all’Antartide ed è impressionante il fatto che J. Caird abbia utilizzato un’imbarcazione così piccola e fragile per avventurarsi nelle gelide e impetuose acque antartiche!

 

Goleta Ancud: è una nave cilena, la prima nave che il governo cileno mandò in spedizione nel 1843 per costruire il Forte Bulners e per reclamare lo Stretto di Magellano. La replica che si trova nel museo di Punta Arenas è identica all’originale e si può salire a bordo.

 

HMS Beagle: anche questa è una replica a grandezza naturale, ed è una nave molto più grande delle altre. Questa nave britannica fu utilizzata nel XIX secolo per 3 spedizioni, di cui 2 in Patagonia: tra il 1826 e il 1836 sotto il comando di Pringle Stokes e Fiz Roy, questa nave solcò i mari del sud del mondo. Questa imbarcazione è famosa perchè fu utilizzata anche da Darwin!

 

[ HMS Beagle ]

 

INFO UTILI:

Il Nao Victoria Museo si trova a Punta Arenas e dista 5 km dal centro. Noi lo abbiamo raggiunto con un taxi.

Per gli orari di apertura e chiusura, le iniziative e le altre info: www.naovictoria.cl.


 

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